E’ arrivato l’ autunno e il sole inizia a essere piu’ pallido e meno intenso. Inoltre le nostre giornate non prevedono più passeggiate all’aria aperta e nemmeno al mare. Di conseguenza la vitamina D inizia a diminuire in tutti noi sia grandi che piccini.
Che cosa fare? Innanzitutto basta un semplice esame del sangue per valutarne la sua concentrazione. Solo cosi sarà possibile stabilire la corretta posologia per una corretta integrazione. Capita spesso di non fare questa ricerca e di non venire a conoscenza di tale carenza.
E’ fondamentale non trascurare l’assunzione di questa vitamina, che può essere considerata un ormone molto importante per il nostro organismo sotto tanti punti di vista.
Ricordiamo che la maggior parte di Vitamina D si forma a livello cutaneo con l’esposizione solare, mentre una minima quantità viene ricavata dagli alimenti.
La vitamina D3 sintetizzata a livello cutaneo, similmente a quella di origine alimentare, deve essere attivata, prima a livello epatico e poi a livello renale, in 1,25-(OH)2-colecalciferolo.
La carenza di questa vitamina-ormone è molto più frequente nelle donne rispetto agli uomini e molte di queste ne scoprono la mancanza solo in tarda età.
La funzione piu’ conosciuta è quella di mantenere le nostre ossa sane e forti per evitare così il rischio di osteoporosi . Ma è utile sapere anche che la vitamina D entra all’interno di ogni cellula, dove va ad agire direttamente sul DNA, attivando così almeno 200 geni, responsabili delle sue azioni nel metabolismo cellulare.
La vitamina D interviene anche nel sistema immunitario, attivando la produzione di una proteina battericida, la catelicidina, e funzioni paracrine di modulazione dei linfociti T e B.
Alcuni studi sperimentali hanno dimostrato un effetto biologico indiretto della vitamina sui processi di lipogenesi, lipolisi e sulla distribuzione del grasso corporeo, con un aumento di quest’ultimo in soggetti che presentano una bassa concentrazione. Infatti sembrerebbe che questi soggetti possano presentare un iperparatiroidismo con una elevata presenza dell’ormone paratiroideo o PTH.
Questa situazione sembrerebbe favorire indirettamente l’accumulo di grasso corporeo, in quanto predispone alla resistenza all’insulina e inibisce la lipolisi.
Ma chi è più soggetto alla carenza di vitamina D?
Gli anziani sicuramente sono a maggior rischio perché con l’invecchiamento diminuisce sia l’efficienza di sintesi di vitamina D che avvengono nella cute e dei reni.Infatti a parità di esposizione solare il soggetto anziano ne produce circa il 30% in meno. Inoltre gli anziani tendono a passare più tempo in casa.
Nell’anziano con ipovitaminosi D vengono spesso descritti quadri di miopatia dei muscoli prossimali degli arti, di sarcopenia e di riduzione della forza muscolare, con disturbi anche dell’equilibrio e un conseguente aumento del rischio di cadute e quindi di fratture, specie in età senile.
Infatti la vitamina D infatti è in grado di stimolare la produzione di proteine muscolari, ma soprattutto di attivare alcuni meccanismi di trasporto del calcio a livello del reticolo sarcoplasmatico, essenziali nella contrazione muscolare.
Inoltre anche gli individui che hanno una ridotta capacità intestinale di assorbire i grassi potrebbero richiedere una supplementazione maggiore di vitamina D. Questo accade perchè la vitamina D è una vitamina liposolubile e il suo assorbimento quindi dipende dalla capacità dell’intestino di assorbire i grassi alimentari. Il malassorbimento dei grassi è associato a una serie di condizioni come alcune forme di epatopatie, la fibrosi cistica, la malattia celiaca, la malattia di Crohn e la colite ulcerosa se vi è interessamento dell’ileo terminale.
Anche le persone obese potrebbero avere bisogno di un maggior apporto di vitamina D perché la presenza di maggiore quantità di grasso sottocutaneo sequestra la maggior parte della vitamina e modifica il suo rilascio in circolo.
Anche i bambini possono presentare quadri di carenza di vitamina D soprattutto nei mesi invernali quando diminuisce l’esposizione solare. Ma tale situazione è riscontrabile anche negli adulti.
Ecco perché risulta necessario ricorrere ad integrazione, affidandoci peròalla qualità di prodotti che nascono a seguito di lunghi studi scientifici-